by ERP Italia

Pubblicata su Avvenire.it, l’intervista ad Alberto Canni Ferrari, Procuratore Speciale del Consorzio ERP Italia, Sistema Collettivo senza scopo di lucro, tra i principali Consorzi RAEE e RPA che opera sul territorio nazionale in cui viene affrontato il tema dell’economia circolare, l’importanza cruciale del recupero di materiali preziosi dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche e dalle pile e accumulatori e della diffusione di una corretta cultura del riciclo.

Per quanto riguarda l’Economia Circolare, sono da considerare due aspetti: il primo è relativo all’occupazione, infatti secondo gli ultimi dati disponibili, forniti dal rapporto GreenItaly 2019, nel 2018 i nuovi posti generati dalle imprese verdi sono stati 100000 in più rispetto al 2017.

Il secondo riguarda il primato nel riciclo sulla totalità dei rifiuti, sia urbani sia industriali, prodotti in Italia: in Europa siamo largamente davanti a Francia, Regno Unito e Germania, secondo quanto convalidato dall’ultima edizione della Ing International Survey sull’Economia Circolare. Gli italiani sono risultati primi nella raccolta differenziata dei rifiuti e nella classifica dei Paesi maggiormente virtuosi in fatto di riciclo – considerando anche i RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ed i rifiuti di pile ed accumulatori.

Secondo Alberto Canni Ferrari, tra i massimi esperti di rifiuti elettrici ed elettronici nel nostro Paese e procuratore speciale del Consorzio ERP Italia, tra i fondatori del Centro di Coordinamento Raee: «I nostri connazionali, che sono sempre ben disposti a avere l’ultimo modello di dispositivi elettronici lanciati sul mercato, fanno ancora fatica a interiorizzare la pratica del riciclo dei vecchi apparati».

Eppure, dal riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche possono essere recuperati metalli preziosi da riutilizzare; il riciclo, quindi, non è solo da considerarsi come pratica da seguire per salvaguardare l’Ambiente, ma anche come fonte di benefici economici.

«Il riciclo contribuisce a migliorare lo stato di salute del pianeta e, allo stesso tempo, rappresenta un business; Paesi come l’Italia, caratterizzati dalla scarsità di materie prime, potrebbero rifarsi con le miniere urbane che – spiega Alberto Canni Ferrari – sono le enormi quantità di rifiuti elettronici di cui siamo pieni e che non sono in gran parte adeguatamente sfruttati mentre potrebbero costituire giacimenti preziosissimi, appunto miniere di materie prime seconde, ossia riciclate. Ciò potrebbe anche ridurre di circa l’80% l’energia utilizzata e i gas serra emessi per l’estrazione di materiali primari dalla terra. Erp Italia, come gli altri consorzi del sistema Raee, è un soggetto senza scopo di lucro di cui fanno parte molti produttori che assolve agli obblighi di legge per il riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche e delle pile, batterie e accumulatori e aiuta a portare un concreto beneficio all’ambiente, ma anche per la sostenibilità economica del riciclo, perseguendo l’economia circolare, un comparto che sta aumentando l’occupazione».

«Occorre svolgere – continua Canni Ferrari – un’opera di sensibilizzazione più capillare e incisiva sull’opinione pubblica. Dobbiamo evitare che tra il corretto stoccaggio e smaltimenti di questi rifiuti e la loro rischiosa dispersione ambientale, nonché la pratica dei traffici di rifiuti fraudolenti, si inseriscano soggetti pronti a ritirare i prodotti senza avere la necessaria certificazione, acquistando magari a poco prezzo e trasferendo il materiale illecitamente all’estero». Un primato l’Italia, comunque, può vantarlo anche in questo comparto. «In Italia – conclude – esistono impianti tecnologicamente avanzati che non inquinano e sono in grado di avviare a riciclo praticamente il 90% di un elettrodomestico. Noi come Consorzio ERP Italia recuperiamo di media oltre il 95% di quanto ci viene conferito e non intendiamo fermarci, puntando su ricerca e innovazione in vista di normative che presto obbligheranno commercianti e produttori al ritiro e allo smaltimento di molti altri prodotti, come i tessuti dei vestiti. Dobbiamo capire che operando in questo modo il vantaggio raddoppia: interveniamo a salvaguardia dell’ecosistema traendo un beneficio economico consistente. È questa la circolarità che vince».

Fonte: www.avvenire.it