Domande frequenti

RAEE

Quando è entrato in vigore il D.lgs. 49/2014?

Il D.lgs. n.49/2014 è entrato in vigore il 12 aprile 2014, in sostituzione al D.lgs. 151/2005. L’attuale Decreto Legislativo disciplina il sistema RAEE attivo dal 18 febbraio 2008.

Qual è la finalità del decreto?

Il decreto è finalizzato a stabilire misure e procedure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana prevedendo e riducendo gli impatti negativi derivanti dalla progettazione e dalla produzione delle AEE e relativi RAEE.

Quali sono gli obiettivi minimi di recupero da raggiungere a livello nazionale?

I Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE), mediante i sistemi individuali oppure collettivi devono garantire il conseguimento degli obiettivi minimi di recupero e di riciclo fissati dalla Direttiva europea di riferimento, pari a:

  • 80% e 75%, per i grandi elettrodomestici e i distributori automatici
  • 75% e 65%, per le apparecchiature dell’I&CT e di consumo
  • 70% e 50%, per i piccoli elettrodomestici, gli apparecchi d’illuminazione, gli elettroutensili, i giocattoli, gli strumenti di monitoraggio e controllo
  • 80% per le sorgenti luminose

Fino al 31 dicembre 2015 la Direttiva UE fissa come obiettivo il raggiungimento di un tasso di raccolta separata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici pari ad almeno 4 kg in media per abitante all’anno.

Cosa sono i RAEE?

Ai sensi dell’art. 4, lett. e) del D.lgs. N. 49/2014, si definiscono:

“rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche” o “RAEE”: “le apparecchiature elettriche ed elettroniche che sono rifiuti ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, inclusi tutti i componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto al momento in cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene”.

A quali categorie di Apparecchiature si applicano le nuove disposizioni sui RAEE?

Fino al 14 agosto 2018, tutte le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche rientranti all’interno delle seguenti categorie:

  1. Grandi elettrodomestici
  2. Piccoli elettrodomestici
  3. Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni
  4. Apparecchiature di consumo e pannelli fotovoltaici
  5. Apparecchiature di illuminazione
  6. Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni)
  7. Giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport
  8. Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati e infettati)
  9. Strumenti di monitoraggio e di controllo
  10. Distributori automatici
Chi sono i soggetti obbligati?

Il Produttore, ossia la persona fisica o giuridica che, qualunque sia la tecnica di vendita utilizzata, compresa la comunicazione a distanza:

  1. è stabilita nel territorio nazionale e fabbrica AEE recanti il suo nome o marchio di fabbrica oppure commissiona la progettazione o la fabbricazione di AEE e le commercializza sul mercato nazionale apponendovi il proprio nome o marchio di fabbrica;
  2. è stabilita nel territorio nazionale e rivende sul mercato nazionale, con il suo nome o marchio di fabbrica, apparecchiature prodotte da altri fornitori; il rivenditore non viene considerato ‘produttore’, se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore a norma del numero 1);
  3. è stabilita nel territorio nazionale ed immette sul mercato nazionale, nell’ambito di un’attività professionale, AEE di un Paese terzo o di un altro Stato membro dell’Unione europea;
  4. è stabilita in un altro Stato membro dell’Unione europea o in un paese terzo e vende sul mercato nazionale AEE mediante tecniche di comunicazione a distanza direttamente a nuclei domestici o a utilizzatori diversi dai nuclei domestici.

Il Distributore (compresi i distributori al dettaglio), ossia la persona fisica o giuridica che, operando nella catena di approvvigionamento, rende disponibile sul mercato un’AEE.

L’obbligo da parte dei distributori al ritiro gratuito “uno contro uno” è disciplinato dall’articolo 11 del D.lgs. 49/2014.

Le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche devono essere marchiate?

Secondo l’art. 28 del D.lgs. 49/2014, il Produttore appone sulle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche da immettere sul mercato un marchio. Il marchio apposto deve consentire di individuare in maniera inequivocabile il produttore delle AEE.

Quali sono le sanzioni per chi non ottempera al D.lgs. 49/2014?

L’art.38 del D.lgs. 49/2014 elenca le seguenti principali sanzioni amministrative per il Produttore che non provvede a:

  • Iscriversi al Registro Nazionale (www.registroaee.it): da 2.000 € a 20.000 €;
  • Organizzare il sistema di raccolta separata di RAEE: da 30.000 € a € 100.000 €;
  • Comunicare al Registro Nazionale i volumi di vendita: da 5.000 € a 20.000 €;
  • Fornire le informazioni sul sistema RAEE nelle istruzioni: da 2.000 € a 5.000 €;
  • Riportare sulle apparecchiature il simbolo “cassonetto barrato”: da 100 € a 500 € per ciascuna apparecchiatura;
  • Predisporre garanzia finanziaria per ogni nuova apparecchiatura immesse sul mercato: da 200 € a 1.000 € per ciascuna apparecchiatura.

Il Distributore che indebitamente non ritira, a titolo gratuito, un RAEE è soggetto, ove il fatto non costituisca reato, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 150 a euro 400, per ciascuna Apparecchiatura non ritirata o ritirata a titolo oneroso.

Quali sono i costi del sistema?

I produttori di apparecchiature domestiche devono ripartirsi, in proporzione alla loro quota di mercato, i costi effettivamente sostenuti per la gestione dei rifiuti RAEE domestici, ovvero di tutti quei rifiuti che arrivano ai centri di raccolta comunali conferiti dagli utenti domestici.

E‘ obbligatorio partecipare a un sistema collettivo?

Secondo il comma 2 dell’art. 8 del D.lgs. 49/2014, i Produttori adempiono i propri obblighi derivanti dalle disposizioni del presente decreto legislativo mediante sistemi di gestione individuali o collettivi, operanti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale.

Chi può fungere come rappresentante legale dei Produttori che non hanno sede in Italia?

Il produttore avente sede legale in un altro Stato membro dell’Unione europea può, in deroga quanto disposto all’articolo 4, comma 1, lettera g), numeri da 1) a 3), designare con mandato scritto un rappresentante autorizzato, inteso come persona giuridica stabilita sul territorio italiano o persona fisica, in qualità di legale rappresentante di una società stabilita nel territorio italiano, responsabile per l’adempimento degli obblighi ricadenti sul produttore, ai sensi della presente decreto legislativo.

ERP Italia offre il servizio di Legale Rappresentante Autorizzato a tutti i produttori esteri che non hanno un proprio rappresentante legale in Italia, ottemperando a numerosi servizi, tra cui:

  • Iscrizione al registro AEE;
  • Fornitura delle informazioni previste all’Allegato X del D.lgs. 49/2014 e relativo aggiornamento (dichiarazioni annuali di immesso sul mercato italiano);
  • Nel caso specifico dei produttori che si classificano quali venditori on-line (distance sellers) il rappresentante autorizzato è responsabile anche dell’organizzazione del ritiro dei RAEE equivalenti, in ragione dell’uno contro uno, su tutto il territorio nazionale.
Quali sono le Istituzioni coinvolte?

Il Decreto Legislativo 151/2005 prevede i seguenti soggetti istituzionali:

Il Registro Nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE, istituito e funzionante ai sensi del regolamento 25 settembre 2007, n. 185, garantisce la raccolta e la tenuta delle informazioni necessarie a verificare il rispetto delle prescrizioni fissate nel D.lgs. 49/2014 e il corretto trattamento dei RAEE.

Sono tenuti ad iscriversi al Registro nazionale, i produttori prima che inizino ad operare sul mercato nazionale. A seguito dell’iscrizione viene rilasciato dal Registro un numero identificativo di iscrizione che deve essere riportato su tutti i documenti commerciali entro 30 giorni dal rilascio.

Il Centro di Coordinamento (CdC RAEE), ha la forma del consorzio con personalità giuridica di diritto privato. Il consorzio è composto da tutti i sistemi collettivi di gestione dei RAEE provenienti dai nuclei domestici e da due componenti nominati rispettivamente del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Ministero dello sviluppo economico.

Il CdC RAEE, finanziato e gestito dai Sistemi Collettivi, ha il compito di coordinare i sistemi collettivi al fine di:

  • Garantire un servizio omogeneo di raccolta e di trattamento dei RAEE su tutto il territorio nazionale;
  • Assegnare in modo equo i RAEE generati dai Centri di Raccolta ai sistemi collettivi, affinché questi ultimi possano gestire la propria quota di gestione RAEE in condizioni operative analoghe;
  • Essere l’unico interlocutore per i Centri di Raccolta che avranno a disposizione un portale internet per la registrazione e per la raccolta delle richieste di ritiro oltre ad un call center dedicato;
  • Rappresentare i sistemi collettivi nei confronti di tutti gli interlocutori di riferimento (Ministero, Anci, Associazioni della Distribuzione).

Per maggiori informazioni visita il sito www.cdcraee.it

Il Comitato di Vigilanza e Controllo, un’istituzione prevista dal art.15 del Decreto Legislativo 151/05 le cui principali funzioni sono:

  • Predisporre e aggiornare il Registro nazionale sulla base delle comunicazioni delle Camere di Commercio;
  • Raccogliere i dati relativi ai prodotti immessi sul mercato e alle garanzie finanziare che i produttori sono tenuti a comunicare al Registro nazionale;
  • Calcolare le rispettive quote di mercato dei produttori;
  • Programmare e disporre ispezioni nei confronti dei produttori che non effettuano le comunicazioni richieste;
  • Vigilare affinché le apparecchiature immesse sul mercato dopo il 13 agosto 2005 rechino l’identificativo del produttore ed il simbolo di cui all’Allegato IX (..);
  • Assicurare il monitoraggio sull’attuazione del presente decreto legislativo.

Il Comitato di indirizzo, che svolge il compito di supporto del Comitato di Vigilanza e Controllo.

  • Monitora l’operatività, la funzionalità logistica e l’economicità del sistema di gestione dei RAEE;
  • Funge da punto di riferimento degli interessi delle categorie rappresentate;
  • Svolge una funzione di coordinamento tra gli interessi delle categorie (…);
  • Trasmette annualmente al Ministero dell’Ambiente una relazione sull’andamento del sistema di raccolta, recupero e riciclaggio dei RAEE.

Pile ed Accumulatori

Che cos’è il Decreto Italiano Pile e Accumulatori?

Dal 2009, con l’emanazione del Decreto Legislativo 188/08, che recepisce la Direttiva Europea no. 1006/66, una normativa analoga a quella dei RAEE si applica anche a tutte le tipologie di Rifiuti da Pile e Accumulatori, portatili, per autoveicoli e industriali.

 

Che cos’è la Direttiva Pile?

La Direttiva UE sulle pile obbliga i produttori di pile a finanziare la raccolta e il riciclaggio delle pile esauste.

Che cos’è il sistema collettivo pile?

I produttori devono utilizzare un sistema collettivo per gestire il riciclo delle batterie. Tutti i sistemi sono registrati presso le autorità di competenza nel loro Stato membro.

 

Che cosa s’intende per “Produttori di pile”?

Il termine “Produttore di pile” si estende oltre i semplici produttori di pile per includere qualsiasi azienda che importa batterie o prodotti che le contengono. Anche i rivenditori che importano batterie del loro stesso marchio o prodotti contenenti batterie vengono classificati come produttori di pile.

Tutti i produttori devono aderire ad un sistema collettivo?

Tutti i produttori devono aderire ad un sistema collettivo al fine di contribuire al finanziamento del riciclo e recupero dei propri prodotti immessi nel mercato nazionale.

Come vengono raccolte le pile?

I sistemi collettivi si accordano per prelevare le pile dai punti di raccolta autorizzati, quali i negozi o i centri di raccolta locali, spesso avvalendosi di giri di raccolta già in essere, al fine di ridurre al minimo i costi e le emissioni di CO2.

Chi finanza il riciclo delle pile?

Se le batterie vengono smaltite insieme ai rifiuti domestici, il costo della raccolta e dello smaltimento è a carico delle autorità locali. Le discariche rappresentano un metodo di smaltimento sempre più costoso, perché tendono a saturarsi e le relative tasse aumentano. Il riciclo consente di spostare il costo dello smaltimento ai produttori di pile. I produttori hanno l’obbligo di raccogliere e trattare le batterie proporzionalmente al numero di batterie vendute ogni anno. La legge ha stabilito un obiettivo del 45% entro la fine del 2016.

Che cosa comporta questa Direttiva per le autorità locali?

La Direttiva si applica ai produttori e ai rivenditori di pile. Non esiste alcun obbligo legale per le autorità locali in base ai termini di questa Direttiva, ma la maggior parte è propensa a raccogliere i rifiuti di pile presso i propri centri di riciclo una volta avviato il programma di riciclo nazionale. I sistemi collettivi si occuperanno quindi di prelevare gratuitamente le batterie da questi centri e di suddividerle e trattarle. Non vi saranno costi a carico delle autorità locali né effetti sulle imposte comunali, dato che i produttori di pile finanzieranno questo servizio.

Quale sarà l’impatto sui consumatori?

I consumatori potranno portare le loro pile esauste a qualsiasi punto di raccolta, come i centri di riciclo locali o i negozi che vendono batterie. Inoltre, le pile esauste saranno raccolte anche presso i posti di lavoro, le biblioteche e le scuole.

Quale sarà l’impatto sui rivenditori?

I rivenditori di batterie dovranno raccogliere le batterie se ne vendono più di 32 kg l’anno (una confezione da quattro pile AA al giorno). I rivenditori sono tenuti a raccogliere le pile di tipo simile a quello da loro fornito, anche se la persona che le deposita non acquista una pila nuova. I sistemi collettivi doteranno i negozi di appositi contenitori che ritireranno gratuitamente una volta pieni.

Perché la UE ha introdotto la Direttiva sulle pile?

Il riciclo delle pile fa bene all’ambiente. La maggior parte delle batterie contiene metalli tossici (come il nichel, il cadmio o il mercurio) che causano inquinamento se finiscono in discarica o negli inceneritori. Il riciclo delle pile consente inoltre di riutilizzare metalli preziosi e di risparmiare energia riducendo l’esigenza di materie prime.

E’ possibile riciclare tutte le batterie?

Sì. Si possono riciclare tutte le pile, sia usa e getta sia ricaricabili. Le uniche batterie esenti da questa Direttiva sono quelle utilizzate nelle apparecchiature legate agli interessi di sicurezza nazionale, alle armi, alle munizioni e al materiale bellico.

Quante pile sono contenute in una tonnellata?

Una tonnellata è composta da circa 43.500 pile alcaline AA.

Fotovoltaico

Come vengono riciclati i pannelli fotovoltaici?

Le due principali tipologie di Moduli Fotovoltaici (basati sul silicio e non) disponibili oggi sul mercato europeo possono essere quasi completamente riciclati.

La tecnologia per il trattamento dei Moduli Fotovoltaici compie rapidi passi avanti, permettendo così un tasso di recupero più elevato.

I moduli al silicio vengono sottoposti a una fase di smontaggio che li spoglia manualmente della struttura in alluminio, e poi a una fase di frantumazione, utile al recupero di altri componenti, tra cui soprattutto il vetro ma anche materiali ferrosi, non ferrosi e semiconduttori. Gli altri tipi di moduli richiedono processi diversi, tra cui bagni chimici che separano i materiali semiconduttori.

Che cosa devono fare i produttori per adempiere i loro obblighi?

I produttori di Moduli Fotovoltaici possono delegare a un sistema collettivo tutte le incombenze derivate e imposte dalla normativa RAEE riguardante l’organizzazione della gestione dei prodotti a fine vita e, con esso, gli obblighi di responsabilità del produttore.

ERP Italia offre servizi completi per la conformità dei produttori di pannelli fotovoltaici e gestisce i prodotti a fine vita dei suoi membri. Questi servizi includono la registrazione del Produttore e del prodotto, la raccolta, il trattamento e lo smaltimento di RAEE e batterie esauste in impianti certificati, nonché tutte le dichiarazioni necessarie e un’ampia gamma di altri servizi.

Quali sono gli obblighi giuridici per la gestione dei rifiuti dei Moduli Fotovoltaici?

La modifica della direttiva europea sui Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), recepita in Italia dal D.Lgs. 49/2014, ha introdotto l’obbligo di riciclo dei MF a livello europeo (direttiva 2012/19/UE). La nuova normativa estende il suo campo di applicazione ai pannelli fotovoltaici, che rientrano così a tutti gli effetti tra le responsabilità del produttore. Adesso, quindi, i produttori sono tenuti a finanziare la raccolta e il trattamento adeguati dei FV esausti.

Prima di tale emendamento e solo a livello nazionale, i decreti interministeriali italiani del 5 maggio 2011 (IV Conto Energia) e del 5 luglio 2012 (V Conto Energia) stabiliscono che, per impianti entrati in esercizio a decorrere dal 1° luglio 2012, il Produttore dei moduli fotovoltaici deve aderire a un Sistema/Consorzio che ne garantisca il riciclo a fine vita.

Quali sono gli obblighi per i produttori di Moduli Fotovoltaici?

I produttori di MF sono ora giuridicamente tenuti a recuperare e riciclare i Moduli Fotovoltaici.

I loro obblighi includono la raccolta e il riciclo adeguati ed eco-compatibili, la registrazione del produttore e del prodotto presso le autorità nazionali, la comunicazione dei volumi di vendita e il finanziamento dell’intero processo di gestione dei rifiuti.

Da quando decorre la responsabilità del produttore di Moduli Fotovoltaici?

La responsabilità del produttore è stata estesa ai pannelli fotovoltaici con effetto immediato. Il decreto legislativo italiano 49/2014 è entrato in vigore il 12 aprile 2014.

Il decreto del 5 maggio 2011 (IV Conto Energia) e quello del 5 luglio 2012 (V Conto Energia) sono entrati in vigore nel 2013.

Quali sono i Moduli Fotovoltaici inclusi negli obblighi della responsabilità del produttore?

La responsabilità del produttore viene applicata non solo ai moduli fotovoltaici ma anche a tutti gli altri componenti dell’impianto fotovoltaico, come ad esempio inverter e batterie. Tuttavia, secondo la definizione di AEE*, i pannelli solari termici non sono inclusi.

Secondo quanto stabilito dal IV e dal V Conto Energia, i moduli FV interessati sono quelli installati a partire dal 1° luglio 2012.

*Le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche sono apparecchiature che per un corretto funzionamento dipendono da correnti elettriche o da campi elettromagnetici, e apparecchiature per la generazione, il trasferimento e la misurazione di tali correnti e campi.

Chi sono gli interessati alla normativa?

La nuova normativa concerne tutti i “Produttori” di pannelli fotovoltaici.

Secondo l’emendamento, il termine “Produttori” include i fabbricanti, i distributori, i rivenditori, gli importatori e i venditori a distanza/on-line che hanno immesso il prodotto sul mercato italiano.

Open Scope

Quando entrerà in vigore l'Open Scope?

L’Open Scope entrerà in vigore a partire dal 15 agosto 2018.

Quali sono i prodotti esclusi dalla Direttiva?

Non tutte le AEE rientreranno nell’ambito di applicazione, dato che deve essere salvaguardato l’insieme di esclusioni previsto dalla Direttiva e dal D.Lgs. 49/2014.

La Direttiva e il D.Lgs. 49/2014 si applicano solo ai prodotti finiti e NON ai componenti, a meno che i componenti non abbiano una funzione indipendente.

  1. Apparecchiature necessarie per la tutela degli interessi essenziali della sicurezza degli Stati membri, compresi le armi, le munizioni e il materiale bellico, destinate a fini specificamente militari;
  2. Apparecchiature progettate e installate specificamente come parti di un’altra apparecchiatura, che è esclusa o non rientra nell’ambito di applicazione della presente direttiva, che possono svolgere la propria funzione solo in quanto parti di tale apparecchiatura;
  3. Lampade a incandescenza;
  4. Apparecchiature destinate ad essere inviate nello spazio;
  5. Utensili industriali fissi di grandi dimensioni;
  6. Impianti fissi di grandi dimensioni, ad eccezione delle apparecchiature che non sono progettate e installate specificamente per essere parte di detti impianti;
  7. Mezzi di trasporto di persone o di merci, esclusi i veicoli elettrici a due ruote non omologati;
  8. Macchine mobili non stradali destinate ad esclusivo uso professionale;
  9. Apparecchiature appositamente concepite a fini di ricerca e sviluppo, disponibili unicamente nell’ambito di rapporti tra imprese;
  10. Dispositivi medici e dispositivi medico-diagnostici in vitro, qualora si sospetti che tali dispositivi siano infetti prima della fine del ciclo di vita, e dispositivi medici impiantabili attivi.
Cosa si intende per funzione diretta?

Per “funzione diretta” si intende ogni funzione di un componente o di un prodotto finito che adempie all’uso previsto dal produttore nelle istruzioni d’uso per un utilizzatore finale. Questa funzione deve essere disponibile senza ulteriori adat­tamenti o connessioni diversi da quelli semplici che possono essere effettuati da chiunque.

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